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Ecco alcuni nostri lavori:


Palazzina di Caccia di Stupinigi

La Palazzina di Caccia di Stupinigi, situata nel comune di Nichelino, localizzata a circa 10 Km da Torino, è una delle residenze sabaude più prestigiose del Piemonte.

Originariamente adibita alla pratica dell’attività venatoria, luogo di loisir della Corte Sabauda, sontuosa e raffinata dimora prediletta dai Savoia per le feste e matrimoni, residenza prescelta da Napoleone Bonaparte nei primi anni dell’800 ed agli inizi XX secolo della Regina Margherita.

Nel tempo la Palazzina è stata teatro di eventi e matrimoni come quello di Maria Teresa di Savoia con il Conte Filippo D’Artois (futuro re di Francia come Carlo X), di Vittorio Emanuele II con Maria Adelaide d’Asburgo e Lorena, nonché alle nozze di Amedeo di Savoia con Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna.

Eretta fra il 1729 ed il 1733 su progetto dell’architetto Filippo Juvarra.

Il sito facente parte del circuito delle residenze Sabaude in Piemonte, nel 1997 è stato proclamato dall’UNESCO, patrimonio dell’umanità.

Con una superficie ci circa 31000 metri quadrati ed ulteriori 150000 di parco (il cui impianto originale disegnato da André Le Nôtre) ad ere verdi, la Palazzina rappresentava il punto di riferimento per le battute di caccia e luogo per eventi festivi e di svago.

Con il declino delle grandi attività venatorie, la Palazzina ospitò un giardino zoologico con animali esotici come struzzi, canguri e Fritz un elefante indiano dono del viceré d’Egitto al re di Sardegna Carlo Felice.

Oggi è di proprietà della Fondazione Ordine Mauriziano e dal 1919 è sede del Museo dell’Arredamento.




“Incanto Reale” guarda il video!


Spot 1 | “Incanto Reale “


Spot 2 | “Incanto Reale “


Spot 3 | “Incanto Reale “


“Chi poco vede niente pensa” | Filippo Juvarra



Basilica di Superga

1717 – 1731 

“Torino è una città bellissima. Come spaziosità supera, io penso, tutto ciò che è stato immaginato prima”. Mark Twain

Le dimensioni della Basilica di Superga sono imponenti: la sua lunghezza è di 51 metri e, con la cupola, raggiunge un’altezza di 75 metri. Questa struttura, combinata con l’elevazione del colle (672 metri), rende la basilica visibile anche da grandi distanze, in particolare da Torino.

Il sito di costruzione e il progetto della basilica sono stati concepiti in modo tale da allinearsi direttamente con lo Stradone di Francia, formando un asse che collega il castello di Rivoli e la residenza reale di Venaria. Questo triangolo ideale e tangibile rappresenta il potere della Casa Savoia.

La visione di Juvarra armonizza forme, stili e ambiente, collocando la grande chiesa in modo maestoso tra il verde della collina, esaltando la nobiltà dell’architettura classicheggiante. Tutto è scenograficamente perfetto, riflettendo il principio dinastico dell’arte al servizio del potere. Tra il 1719 e il 1721, la costruzione assunse la sua configurazione definitiva, includendo le modifiche principali: il pronao passò dalle quattro colonne iniziali alle otto definitive, tutte in marmo di Gassino, come quelle dei due campanili. Il convento o Casa dei Religiosi si sviluppa su tre lati con un ampio cortile rettangolare, originariamente quadrato, poi ampliato per bilanciare le proporzioni del pronao. Il cortile interno, che accoglie il chiostro, è circondato da una doppia serie di arcate che creano una visione singolare di pieni e vuoti. Al centro del cortile si trova una costruzione poligonale con un tetto a forma di pagoda, che nasconde l’apertura per la cisterna scavata nel 1727 e completata dopo la morte dell’architetto, probabilmente seguendo le sue direttive.

La cupola è un capolavoro di tecnica avanzata, costituita da due calotte, una interna e una esterna, separate da un’ampia intercapedine; i numerosi vantaggi della doppia calotta, adottata all’ultimo momento a Superga, che offre non solo una migliore estetica ma anche una maggiore protezione contro le intemperie. La basilica si sviluppa attorno a una chiesa con pianta circolare, sormontata da una grande cupola di gusto barocco, preceduta da un pronao sostenuto da otto colonne corinzie, ispirato al Pantheon di Roma.

Questa influenza si nota anche nell’impostazione a pianta centrale, ai lati del corpo centrale si elevano due campanili, che mostrano l’influenza di Borromini. L’interno, a pianta a croce greca, è decorato con sculture di Agostino Cornacchini e Bernardino Cametti, e con due quadri di Sebastiano Ricci raffiguranti San Luigi e San Maurizio. Alcuni lavori continuarono oltre il 1731; nel 1735, Juvarra si trasferì a Madrid, terminando la sua presenza quasi ininterrotta a Superga dopo vent’anni.

Un aspetto significativo del rapporto tra Juvarra e l’esercito di artigiani impegnati nei lavori emerge nel libro di Carboneri; Il capitolo “Bilanci e calcoli di spese” descrive l’uso del verbo piemontese “abaronare” (ammucchiare) per misurare la sabbia, riflettendo le sfide linguistiche tra l’architetto siciliano e gli operai piemontesi.

Juvarra, cercando di capire i termini tecnici locali, dimostrava la sua vicinanza alle maestranze, la sua dedizione e l’intelligenza eccezionale di un uomo straordinario.


Spot 1 | “Superga gioiello barocco”

Basilica di Superga


La Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

1188 – XIII sec.

La Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, situata nei pressi di Buttigliera Alta, in provincia di Torino, ha origini che risalgono al XII secolo. Fu fondata attorno al 1188 dai monaci dell’Ordine degli Antoniani, un’istituzione religiosa e ospedaliera dedicata alla cura dei malati affetti dal “fuoco di Sant’Antonio”, un grave disturbo causato dall’ergotismo, un’intossicazione derivante dalla segale cornuta. Posizionata lungo la Via Francigena, una delle principali rotte di pellegrinaggio che collegavano l’Europa occidentale a Roma, la precettoria divenne un punto di riferimento essenziale per pellegrini e malati.

Il complesso architettonico comprendeva una chiesa, un ospedale e varie strutture di servizio. La chiesa, in particolare, è rinomata per la sua architettura gotica e per gli affreschi di grande pregio, tra cui spiccano opere attribuite a Giacomo Jaquerio, un eminente esponente del gotico internazionale in Piemonte. Questi affreschi illustrano scene bibliche e la vita di Sant’Antonio Abate, il santo protettore dell’ordine.

Nel corso dei secoli, la Precettoria di Ranverso acquisì notevole rilevanza, sia in ambito religioso che economico, grazie alle numerose donazioni ricevute e al suo ruolo di ospedale. Tuttavia, con il progressivo declino delle epidemie di ergotismo e le trasformazioni socio-religiose del tempo, la rilevanza della precettoria diminuì, e l’ordine degli Antoniani fu infine soppresso nel XVII secolo.

Oggi, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso è riconosciuta come un sito di grande interesse storico e artistico, testimonianza della complessa interazione tra fede, medicina e arte nel Medioevo. Aperta al pubblico, la struttura è parte del circuito dei beni storici della Regione Piemonte, conservando un importante patrimonio culturale.

L’Architettura di Sant’Antonio di Ranverso

Il fulcro della Precettoria è la chiesa, caratterizzata da una splendida facciata asimmetrica ornata da elaborate ghimberghe in terracotta e pinnacoli. L’abside slanciata, insieme alla facciata, rappresenta l’aspetto gotico distintivo di Ranverso. La struttura include anche la sagrestia e il chiostro, ma l’elemento che cattura maggiormente l’attenzione dei visitatori è il piccolo portico d’ingresso.

Costruito intorno alla metà del XIV secolo, il portico presenta volte a crociera sostenute da pilastri. Un dettaglio sorprendente sono le piccole sculture che adornano capitelli e mensole, raffiguranti teste umane, animali e volti mostruosi. Queste piccole statue spesso rappresentano in forma allegorica il conflitto tra bene e male.

Le strutture circostanti formano il nucleo centrale dell’antica vita di Ranverso. Tra queste, l’ospedale, o Spedale, spicca per la sua facciata con decorazioni in terracotta del XV secolo, ancora visibile oggi.

Spot 1 | Sant’Antonio di Ranverso

Spot 2 | Sant’Antonio di Ranverso

Spot 2 | Sant’Antonio di Ranverso

La Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso


Abbazia di Santa Maria di Staffarda

1122 -1138

L’Abbazia di Santa Maria di Staffarda a Revello, situata nella provincia di Cuneo, è uno dei monasteri medievali più rilevanti e affascinanti del Piemonte. La sua fondazione risale a un periodo compreso tra il 1122 e il 1138. In quel tempo, nel silenzio delle pianure ai piedi del Monviso, fu creato il nucleo originario dell’Abbazia, all’interno del territorio dell’antico Marchesato di Saluzzo.

I monaci cistercensi, seguendo la regola che dava grande importanza al lavoro manuale come parte della vita spirituale, si dedicarono a importanti opere di bonifica, trasformando nuove terre in aree coltivabili per il Marchesato. Nel giro di pochi anni, Staffarda si affermò come un rilevante centro religioso e agricolo, diventando un luogo cruciale sia per la preghiera sia per lo scambio di prodotti agricoli nelle campagne circostanti.

Il monastero divenne il centro della vita comunitaria del Marchesato di Saluzzo, ma la sua importanza cominciò a diminuire a partire dal XIII secolo. Nel 1690, durante la battaglia di Staffarda, le truppe francesi sotto il comando del generale Catinat invasero l’Abbazia, distruggendo l’archivio, la biblioteca e parte del chiostro e del refettorio. Nel 1750, con una bolla papale di Benedetto XIV, Staffarda fu integrata nel patrimonio dell’Ordine Mauriziano di Torino, che ancora oggi preserva il suo fascino storico.


L’architettura di Santa Maria di Staffarda

La regola di San Benedetto, che guida l’ordine cistercense, richiede una vita religiosa all’insegna della semplicità. Ciò si riflette nell’assenza di paramenti sacri e nella scelta di un’architettura essenziale e priva di ornamenti. Questo principio è evidente nell’abbazia di Staffarda, costruita in stile romanico-gotico, con una struttura imponente a tre navate e absidi semicircolari. L’impiego di materiali naturali come pietra e mattoni a vista sottolinea ulteriormente il rifiuto di ogni decorazione superflua.

All’interno della chiesa dell’Abbazia, si nota una leggera asimmetria architettonica, pensata per esaltare la spiritualità del luogo. La combinazione di pietre e mattoni crea motivi ricorrenti bianchi e rossi, mentre piccole stelle rosse adornano le volte delle navate. In particolare, la navata centrale offre un percorso simbolico che va dalla creazione del mondo fino alla resurrezione di Cristo. Nell’abside, si possono ammirare il Polittico di Pascale Oddone del 1531, un altare ligneo realizzato da Agostino Nigra nel 1525 e un gruppo scultoreo cinquecentesco della Crocifissione.

Tra gli elementi più affascinanti dell’Abbazia c’è la Rosa di Staffarda, un complesso intreccio di curve e cerchi situato alla fine della navata destra, in posizione asimmetrica rispetto alla parete. Questo simbolo enigmatico suscita curiosità e interesse, lasciando misteriosa la sua origine.

Il chiostro, circondato in parte da colonnine, era il centro della vita monastica e collegava i vari ambienti del complesso, come il refettorio – dove sono visibili tracce di un affresco raffigurante “L’ultima cena” – e la sala capitolare, ancora oggi accessibile durante le visite guidate.

All’esterno, la facciata con portico a quattro arcate, arretrata rispetto al resto dell’edificio, è stata aggiunta in un secondo momento. Completano il complesso abbaziale la foresteria e il mercato coperto.

Abbazia di Santa Maria di Staffarda | Spot 1

Abbazia di Santa Maria di Staffarda | Spot 2

Abbazia di Santa Maria di Staffarda | Spot 3

Abbazia di Santa Maria di Staffarda


Antica Fabbrica di Passamanerie Massia Vittorio 1843

Dal 1843

Nel cuore del Piemonte si trova un gioiello di artigianato e tradizione: l’Antica Fabbrica di Passamanerie Massia Vittorio 1843. Da sei generazioni, questa azienda familiare ha saputo mantenere intatta la sua eccellenza, combinando oltre un secolo di esperienza con un’arte tessile raffinata. Legata profondamente al territorio, la fabbrica ha servito come fornitrice ufficiale della Real Casa di Savoia, decorando con maestria le residenze reali come Palazzo Reale, Venaria, Agliè e Racconigi, e diffondendo l’arte delle passamanerie nelle corti più prestigiose d’Europa.

Nel corso degli anni, l’azienda ha saputo evolversi e abbracciare l’innovazione, portando il suo inconfondibile know-how nel mondo della moda, collaborando con brand di lusso come Hermès, Prada, Westwood, Dsquared2, Armani, Cavalli, D&G e Fendi, solo per citarne alcuni.

Un dettaglio affascinante? Nel mondo della tessitura, ogni artigiano ha la sua firma. Per la passamaneria Massia, questa firma è un filo viola, nascosto ma costantemente presente nei suoi prodotti dal tardo ‘800. Questa scelta affonda le radici in una storia d’amore familiare: Vittorio, innamorato di Antonietta, le regalava mazzi di viole, poiché il viola era un colore riservato alla nobiltà. Quel gesto affettuoso è diventato il simbolo distintivo della passamaneria, un filo che unisce passato e presente con eleganza e romanticismo.

Antica Fabbrica di Passamanerie Massia Vittorio 1843

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